Intervista a Nonfarmale, ex professore del Bagatta, oggi assessore alla cultura del Comune di Manerba

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Andrea Nonfarmale, ex professore di storia e filosofia al Liceo Bagatta di Desenzano, oggi assessore a cultura e pubblica istruzione di Manerba

Data la sua scelta di dedicarsi alla politica, vorrei chiederle come vede il legame tra cultura e politica, platonicamente indissolubile, ma che, oggi, appare sempre più inconciliabile.

Non ho avuto un’attrazione spontanea precoce alla politica, solo a tarda età ho sentito che non potevo esimermi dal dare un mio contributo anche nella sfera delle responsabilità politico-sociali. Più che una scelta autonoma, si è trattato di una risposta alla sollecitazione di amici che chiedevano un mio apporto.

E’ stato quello il momento in cui il mio percorso filosofico mi ha portato a scegliere: accontentarmi di gestire idee magari auspicando dagli altri di ispirarsi e realizzarne gli ideali oppure di cercare io stesso di concretizzare quel bisogno di giustizia e di bene comune, frutto della mia frequentazione filosofica. Propio l’esempio di Platone mi è stato di conforto, ma anche, se non soprattutto, l’istanza di un Cristianesimo che vede nella politica una possibile forma alta di quella carità in cui esso stesso si essenzializza. Pur consapevole che sarebbe stato un percorso laborioso e difficile, io dovevo fare il mio dovere.

Naturalmente concepivo il mio contributo prevalentemente nell’ordine di una crescita culturale ad ampio raggio, ma sempre finalizzata alla formazione di cittadini veri, consapevolmente ispirati ai valori della tolleranza, giustizia e buona convivenza sociale. Ritenevo e ritengo che le nostre comunità abbiano urgente bisogno del recupero di una cultura umanistica atta a rigenerare le radici del senso di appartenenza reciproca contro alla decadenza individualistico-consumistica che un certo tipo di progresso ha negativamente diffuso.

Come membro del Centro di Cultura Bazoli, già trent’anni fa, si è reso conto della necessità di un confronto culturale in modo da affrontare quella decadenza etico-morale che, allora come oggi, rappresenta una questione di centrale importanza. Ci ricorda la sua esperienza?

Non sono stato uno dei membri fondatori del Centro, ma sono stato sollecitato prima come fruitore e poi come componente del gruppo organizzativo. Ciò che per me era più significativo era il trovarmi a fianco di persone genuine, disinteressate e sinceramente impegnate a contribuire all’elevazione spirituale della comunità del basso Garda.

Perché spirituale?

Perchè il Centro era animato dalla consapevolezza di un incombente nichilismo individualistico-materialistico che disorientava gli uomini del nostro tempo e di fronte al quale non si poteva rimanere disattenti o passivi. Occorreva, quindi, responsabilizzarsi per mantenere viva una “spiritualità” nella sua accezione pregnante: diffusione di cultura in tutti gli ambiti, ma verso il comune recupero di un’antropologia autentica, etica e cristiana al tempo stesso.

Filosofia e teologia erano le due coordinate accomunanti le iniziative del Centro, all’insegna di convegni e conferenze di personalità qualificate che hanno, allo stesso tempo, segnato la storia del Centro, ma anche il tempo delle comunità del basso Garda. Esperienza straordinaria, anche se segnata dagli alti e bassi che le opere umane portano con sè.

Alla luce del panorama odierno nell’istruzione, come vede il ruolo dell’insegnante e come pensa possa essere valorizzato?

Talvolta ho l’impressione che stiamo vivendo in una fase crepuscolare di una scuola fondata sul λόγος, parole nei concetti, concetti nelle parole. Il trionfo delle immagini e dei messaggi informatici,infatti,sta mettendo a rischio la profondità dello spirito, quello che vive di parole pensate e di silenzi riflessivi.

Cosa potrà esse la scuola senza λόγος*? La scuola dovrebbe essere spazio di alimentazione spirituale dei giovani ed i docenti si dovrebbero sentire “funzionari” dell’umanità, atti a coltivare la pluralità dello scibile umano con serietà e metodo, al fine delle formazione civica ed etica degli alunni, cosicchè possano diventare “personalità”.

La mia esperienza scolastica si è ispirata alle parole con cui Kant chiude la sua “Critica della ragion pratica”: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova… il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. Nel cielo stellato c’è tutto ciò che appartiene al bello ed all’artistico ed è proprio l’educazione al piacere disinteressato a sfociare in quella moralità della vita che ci abilita ad essere uomini buoni e giusti. Tutto questo è l’essenza della scuola e in questa atmosfera credo debbano muoversi ancora i docenti e le comunità studentesche del nostro tempo e del tempo a venire.

Anna Boscaini

* Logos (in greco: λόγος) ha molteplici significati: stima, apprezzamento; relazione, proporzione, misura; ragion d’essere, causa; spiegazione, frase, enunciato, definizione; argomento, ragionamento, ragione.

Decima edizione di Profumi di Mosto: domenica 9 alla scoperta dei rossi della Valtènesi.

Profumi di Mosto

Uno scorcio dell’azienda agricola Zuliani di Padenghe durante la scorsa edizione

Con le ultimissime battute della vendemmia, domenica 9 in 18 cantine della riviera bresciana del lago di Garda sono attesi tanti appassionati del nettare di Bacco per la decima edizione di “Profumi di Mosto”, circuito enogastronomico organizzato dal Consorzio Garda Classico.

È l’occasione ideale per immergersi nei colori e nei sapori dell’autunno gardesano. Nelle aziende agricole a predominare sarà per l’appunto il profumo di mosto dei futuri vini della nuova Doc Valtènesi. Questa è la prima vendemmia della nuova denominazione, che nella versione Valtènesi Chiaretto sarà in commercio dal 14 febbraio e dal prossimo settembre nella versione rosso chiamata semplicemente Valtènesi.

All’appuntamento di domenica i protagonisti dalle 11 alle 18 saranno proprio i rossi, abbinati a un piatto della tradizione gastronomica locale, ma gli interessanti potranno andare alla scoperta della cantina guidata dai vari produttori. Le aziende saranno divise in tre itinerari e il ticket di accesso alla manifestazione costa 25 euro, compreso il bicchiere da degustazione e può essere prenotato con uno sconto di 2 euro all’infoline 347/7095484 o scrivendo a info@profumidimosto.it. Per chi non vuole pensare all’automobile, c’è la possiblità di sfruttuare il servizio pullman, il cui costo è di 10 euro.

“Ci aspettiamo grande partecipazione – dice Sante Bonomo, presidente del consorzio – e ogni cantina sta facendo del proprio meglio. C’è la possibilità di conoscere un vino con caratteristiche peculiari tra cui la piacevolezza”.

La novità dell’edizione è che tutti i vini della rassegna saranno in degustazione in 11 oasi nelle piazze di altrettanti paesi, dove a organizzare è l’associazione “Lagodigarda tutto l’anno” (ingresso 2,50 euro per chi non partecipa all’evento Garda Classico).

Percorso A

La Torre (Mocasina di Calvagese)

Pasini – San Giovanni (Raffa di Puegnago)

Pasini Giuseppe e Maurizio (Bedizzole)

Pietta (Castrezzone di Muscoline)

Pratello (Padenghe)

Spia d’Italia (Lonato)

Percorso B

Civielle – Cantine della Valtènesi e della Lugana (Moniga)

La Basia (Puegnago)

La Guarda (Castrezzone di Muscoline)

Le Gaine (Bedizzole)

Masserino (Puegango)

Provenza (Desenzano)

Percorso C

Avanzi (Manerba)

Cantrina (Cantrina di Bedizzole)

Cobue (Pozzolengo)

Monte Cicogna (Moniga)

Selva Capuzza (Desenzano)

Redaelli de Zinis (Calvagese)

Una proposta di scavi al Sercol di Nuvolera

In data 21 Luglio 2011 si è svolto presso l’oratorio di Nuvolera il primo convegno riguardante il sito di interesse archeologico de”El Sercol”,col patrocinio del Comune di Nuvolera.In quest’occasione lo studioso Franco Liloni ha esposto con dovizia e passione le primissime ricerche effettuate presso il misterioso cerchio di pietre di Nuvolera,dedicando particolare attenzione ,oltre all’ambito storico-archeologico,anche all’aspetto naturalistico e botanico del Monte Cavallo,di grande importanza.Il prof.Gaspani dell’osservatorio di Brera ha invece reso pubblici i primi studi derivanti dai rilievi archeoastronomici eseguiti in loco,riprendendo e supportando l’ipotesi che “El Sercol” si tratti di un antico osservatorio solare e primitivo luogo di culto,ipotesi già lanciata,con le dovute cautele e il beneficio del dubbio,da noi e dal grande esperto di megalitismo Alberto Pozzi della prestigiosa Società Archeologica Comense.
Ipotesi che però ora deve essere necessariamente essere supportata dalla ricerca archeologica.Solo studi accurati e professionistici possono portare ora dati in grado di avvalorarla o addirittura di controvertirla (è sempre saggio prendere in considerazione che dalla ricerca possano venire fuori soluzioni e risultati a volte diametralmente opposti a quanto in un primo momento si era supposto).
In ogni caso,è molto bello ed edificante constatare l’attenzione dedicata dal Comune e dalla popolazione di Nuvolera allo studio e alla rivalutazione del sito,investendo in esso tempo e sostanza.
Per questo ora auspichiamo che il Comune possa continuare per la buona strada intrapresa,stanziando una piccola somma(magari pari o anche inferiore a quella già stanziata per i primi studi) con cui finanziare la Soprintendenza ai Beni Archeologici e gruppi di scavo autorizzati sotto la supervisione di professionisti per effettuare alcuni carotaggi e primi saggi di scavo al Sercol.Da essi verranno dati ufficiali che finalmente potranno dare risposte concrete sulla datazione del manufatto,su chi lo costruì e per quale motivo.Non è da escludere il rinvenimento di preziosi reperti che potrebbe gettare nuova luce ed interesse per lo studio del sito.Nucleo centrale degli studi archeologici potrebbe essere il Museo Archeologico della Valsabbia,ottimo centro di ricerca e documentazione con il quale lo studioso Liloni collabora attivamente.Con un’azione di questo genere,il Comune di Nuvolera si coprirebbe di onori ben meritati,finanziando la ricerca archeologica,ahimè troppo spesso priva di fondi adeguati,e dando la possibilità ai nostri giovani e bravissimi archeologi italiani di lavorare con profitto.Un ricerca sul nostro passato aiutando i giovani ricercatori a lavorare.Ciò non sarebbe una spesa,ma un importante investimento da parte del Comune per dare veramente risalto e importanza al cerchio di pietre.Vedendo già l’impegno profuso per i primi patrocini,siamo fiduciosi che il Comune di Nuvolera potrà accettare la nostra proposta con l’entusiasmo che fin qui ha dimostrato.

Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori.

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Qualcosa non quadra lungo i paesaggi paradisiaci che circondano il lago di Garda. Dalla sponda veronese a quella bresciana, e quel cemento di troppo che in particolare nei dintorni di Desenzano, e nelle aree adiacenti alle Colline, Valtenesi compresa. Chi scrive abita qui da poco meno di 20 anni, dopo una breve esperienza milanese: il professor Vittorio Messori a Milano ha di certo vissuto di più, ha studiato e conosciuto pure Torino, ora dagli anni ’90 risiede a Desenzano, e scrive e lavora a Maguzzano, nella storica abbazia. Il colpo d’occhio parla chiaro, panoramico o no. “Mi ritengo un immigrato volontario – ci racconta il professore – Ho scelto di trasferirmi qui, con mia moglie, pur non avendo parenti o amici di vecchia data, semplicemente perché attirato dalla bellezza del luogo. Ma mi accorgo che è una sofferenza, vedere che questo paesaggio che oltre a me nei secoli ha attirato infinite altre persone, anno dopo anno si degrada, subisce una dubbia edilizia, l’edilizia delle case sparse nella campagna, l’edilizia delle seconde case. Io le chiamo conigliere, le conigliere del Garda: e al territorio non portano nulla, abitate si e no due settimane all’anno attirano solo i ladri. Chi ci vive, bavarese o bresciano che sia, si porta pure l’acqua minerale da casa. Ai gardesani l’ho detto e lo ripeto, state attenti! State distruggendo il vostro territorio, state sperperando e scialacquando il vostro patrimonio”.

Vittorio Messori

 Un patrimonio paesaggistico naturale che negli ultimi anni ha subito trasformazioni evidentissime. Un consumo di suolo e di territorio che non ha eguali nell’Italia degli anni ’90: “Dobbiamo essere realisti – continua Messori – il consumo del territorio deve essere fermato. Non possiamo permettere che questa edilizia, anche di cattiva qualità, continui ad allargarsi, a macchia d’olio. Io abito a Desenzano, da quando mi sono trasferito la città ha raggiunto i 30mila abitanti, è la seconda della Provincia. Senza dimenticare le centinaia, forse migliaia di seconde case. Ovviamente la nostra non è una dittatura, non possiamo impedire alla gente di trasferirsi qui. Nonostante lo scempio il Garda è ancora appetitoso. Ma dobbiamo conciliare questa crescita inarrestabile con la necessità di salvare il territorio, e trovare al più presto un punto di equilibrio”.

I suoi articoli, pubblicati di recente anche dal Corriere, non sono piaciuti proprio a tutti. Tanto che in molti si sono stupiti (o almeno lo hanno fatto credere) quando il buon Messori è stato minacciato, più e più volte. “Mi sono molto esposto, e continuerò a farlo. Per salvare la campagna che ancora oggi miracolosamente resiste intorno all’abbazia di Maguzzano: terreni che fanno parte del paesaggio e della storia, una storia millenaria del libero Comune monastico amministrato da un frate e da cinque contadini, eletti dai loro compagni. Ho fatto articoli, interviste, inchieste, mi sono battuto affinché questa bellezza e questo verde fosse salvaguardato dalle costruzioni. Una zona ancora libera, e dunque molto preziosa: è chiaro che la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile significa poter moltiplicare per il mille il valore del terreno stesso. Una cosa è coltivare mais, un’altra è poterci costruire”. Ed ecco allora le minacce, ripetute: lettere anonime e minatorie, vetri dell’auto spaccati, telefonate notturne.“Non voglio fare il martire, e nemmeno l’eroe. Ma le minacce erano concrete e pesanti, mi raccomandavano di farmi i fatti miei. Questa è il modo di fare della mafia, e me lo ha confermato anche il Questore di Brescia, non appena i giornali pubblicarono la mia storia. Mi ha detto di stare molto attento, e che effettivamente ci sono degli interessi mafiosi molto forti per quella zona, proponendomi perfino una scorta. Ma se devo morire, preferisco farlo da uomo libero”. La Digos è poi arrivata, i giornali locali ne hanno parlato ancora, le minacce al momento sembrano concluse. Perché le mafie “preferiscono agire nell’ombra” e gli interessi sono così alti che “non ci sono solo i mafiosi, ma ci sono anche certi agricoltori”.

Vittorio Messori sembra accerchiato, per fortuna non è sempre così. “Certo non sono molto amato – sorride – la mafia mi minaccia, la gente del posto non sempre mi guarda in modo entusiasta. Ma sono contento di poter lavorare a fianco di Gabriele Lovisetto, segretario del Comitato Colline Moreniche (presto Consorzio) che ha sede proprio nell’abbazia, proprio accanto al mio studio. Stiamo parlando di un vero missionario, che fa un’opera preziosa, spesso anche da solo. Un missionario che si batte per la difesa di quanto resta della bellezza gardesana, ammiro molto il suo impegno totale, e per il tutto il territorio. Non mi ritengo un ambientalista o un verde, spesso sono categorie di estremisti, quasi fanatici, che fanno più danni che benefici. Credo che invece Lovisetto e i suoi amici siano mossi dal buon senso, non si vuole bloccare tutto senza riflettere, si vuole semplicemente conciliare il doveroso progresso con la salvaguardia dell’ambiente”.

“Parlando di progresso ecco che si avvicina la TAV, che passerà da Brescia, passerà dal Garda e dalle Colline Moreniche, sfiorando la Lugana e i vigneti. “Meglio essere chiari, in un Paese sovraffollato come l’Italia un treno ad alta velocità non ha senso di esistere. Solo da Milano a Venezia ci sono almeno sette città importanti, una ogni 50 chilometri: non vedo quindi a cosa possa servire un treno che fa i 300 all’ora. Un conto sono le pianure siberiane della Russia, un conto è il deserto spagnolo, da Madrid a Saragozza e da Saragozza a Barcellona. Là non c’è niente davvero, non c’è neanche una casa”. Il progetto però si farà, nonostante le critiche e nonostante le polemiche: “Se si deve fare, meglio farlo provocando meno danni possibili. In questo ha ancora ragione il Comitato, il progetto va spostato, magari più a sud. La preziosità delle Colline Moreniche deve essere tutelata. E attenti ai cantieri, e alle gallerie. Rischiano di sconvolgere tutto il sistema idrico che alimenta il Garda“.

Alessandro Gatta

A Sirmione un vero «Sugar Dream». Con tanto di Cake Design

cake design

La primavera prepara un doppio evento per Sirmione, sul lago di Garda in provincia di Brescia. In attesa della dolcissima manifestazione “Sugar Dream”, primo appuntamento che il Garda ospita dedicato al Cake Design e a tutti gli artigiani e appassionati della pasta di zucchero, parte il concorso per amatori e professionisti Cake Design Expo Sirmione 2014.

Expo Sirmione è la nuova vetrina del lago di Garda, alle porte di Sirmione, con oltre 1700 metri quadrati di area espositiva – di cui 620 mq al coperto – e circa 3mila mq adibiti a parcheggio. Per il secondo week-end di maggio, in occasione della Festa della mamma, Expo Sirmione organizza un evento ispirato alle torte decorate per cake designer e per tutti gli amanti dei dolci in genere.

“Sugar Dream” si svolgerà dalle 10 alle 19 di sabato 10 e domenica 11 maggio presso la sede espositiva in località Colombarola a Sirmione, a pochi passi dal lago e a cinque minuti dal casello autostradale di Sirmione (uscita A4).

In vista della prima manifestazione, che inaugura la stagione 2014 dell’Expo sirmionese, è bandito il Concorso Cake Design Expo Sirmione 2014 rivolto a tutti i cake-designer di qualunque età, sesso e provenienza. Sono previste due sezioni: amatori & emergenti / professionisti. Tema: “Dolce Mamma”, valido per entrambe le categorie.

Le torte dovranno essere consegnate il giorno precedente l’inizio della manifestazione, venerdì 9 maggio 2014, presso la sede di Expo Sirmione, per essere esposte e rimanere in mostra nei due giorni dell’evento “Sugar Dream”, sabato 10 e domenica 11 maggio 2014 in località Colombarola, a Sirmione. I partecipanti sono invitati a realizzare un’opera su base “dummy” (polistirolo); per la creazione non ci sono limiti di altezza né di grandezza né di forma; è possibile usare qualsiasi tecnica di modellaggio, purché le opere risultino perfettamente in linea con il tema del Concorso. I vincitori saranno proclamati domenica 11 maggio 2014 alle ore 18.

Il sacro Sercol: da un remoto passato, l’ultimo mistero del bresciano

La pietra con un “uomo adorante il sole”

In 6 ore si arriva a New York. In 12 a Bangkok. Una semplice telefonata ed ecco che possiamo salutare nostro cugino a Tokio, o l’amica a Rio de Janeiro. Basta connettersi ad Internet, ed ecco che subito si visualizzano le foto delle Piramidi di Giza, della Grande Muraglia,dell’isola di Pasqua pronte a soddisfare gli occhi di curiosi seduti a casa su comode poltrone. Tutto sembra già essere scoperto.

Ma ci fu un’epoca in cui il mondo era più grande… un’epoca di viaggiatori ed esploratori, di deserti sterminati da attraversare,di inaccessibili montagne da scalare,di antiche città sepolte e tombe di grandi re da ritrovare… Era l’epoca di Schliemann e della sua Micene,di Evans e di Creta minoica,di Carter,che riportò alla luce la tomba del re Tutankhamon. Un epoca di uomini che seguivano leggende e scoprivano verità.

Sono passati tanti anni da quelle imprese, ma ancora per una volta una leggenda è riuscita a guidare due ricercatori sognatori ad una grande scoperta… Un leggenda che parla di un luogo maledetto, tabù, celato per millenni dal bosco impenetrabile sulla cima del Monte Cavallo, a Nuvolera. Racconti del filò e dicerie,bisbigliati da anziane a bambini con gli occhi sgranati dal terrore di fronte al fuoco durante le lunghe sere invernali.Di generazione in generazione,così il misterioso Sercol ha attraversato i secoli,per giungere fino a noi.

Venuti a conoscenza di questa leggenda ormai morente, impadroniti da quella curiosità che proprio non si può soffocare, abbiamo deciso di indagarvi, utilizzando le tecniche che la tecnologia mette a disposizione. Installato il programma di visione satellitare Google Earth,che permette di scrutare il globo intero dal cielo con una buona definizione,abbiamo scandagliato palmo per palmo il Monte Cavallo, ed ecco che proprio sulla cima vediamo apparire una misteriosa geometria, appena visibile,soffocata dalla vegetazione com’è: un grandioso cerchio di pietre bianche, del diametro di circa 40 m, a quota 420 m, con un cumulo di massi centrale.

Individuata la posizione, subito organizziamo un sopralluogo. Armati di macchina fotografica e della giusta strumentazione,dopo pochi giorni diamo l’assalto alla cima del Monte Cavallo e al suo Sercol leggendario. Arrivarci da Nuvolera è molto difficoltoso, ma passando per Virle, un antico e ripido sentiero,impraticabile durante la stagione invernale,riesce a condurre a poche centinaia di metri dal punto che sulla mappa che abbiamo disegnato frettolosamente abbiamo contrassegnato con una X.

Stanchi e accaldati, dopo aver superato rovi e sterpaglie giungiamo finalmente sul posto. Ed ecco che abbiamo potuto effettivamente riscontrare i segni di una remotissima presenza umana.Un gigantesca pietraia disposta a cerchio perfetto,realizzata ammassando parecchie centinaia di tonnellate di pietra bianca,si estende davanti a nostri occhi. Ma la funzione della grande struttura, in totale stato d’abbandono,risulta di difficile interpretazione,occultata com’è dalla vegetazione e da strani massi dove l’erosione carsica crea curiose suggestioni che traggono in inganno l’occhio.

Opera umana,indubbiamente,ma con quale scopo? Ci troviamo forse di fronte ad un’antico castelliere,una fortezza dell’età del bronzo ormai dimenticata? O forse ci troviamo in un luogo sacro,dove tra misteriose liturgie venivano onorati antichi Dei?

All’eccitazione derivante dal ritrovamento si unisce subito il bisogno intellettuale di dare risposta a queste domande. Un volta allertata la Sovrintendenza,la notizia arriva ben presto alla carta stampata, ed Enrico Grazioli vi dedica un bell’articolo su Bresciaoggi, che riesce a superare di molto e in fretta i confini della provincia. Infatti, proprio mentre siamo impegnati nello studio del cerchio di pietre, veniamo a conoscenza dell’interessamento al sito da parte di un esimio studioso, il dott. Alberto Pozzi della prestigiosa ed antica Società Archeologica Comense, tra i massimi esperti in Italia e in Europa per conoscenza di strutture megalitiche e architetture sacrali preistoriche e protostoriche. In breve fissiamo un incontro per l’ennesimo sopralluogo al Sercol.

E qui, Alberto Pozzi, che da cinquant’anni gira il mondo per motivi di studio, dalle necropoli irlandesi fino ai remoti Moai dell’Isola di Pasqua, non ha dubbi: quello che ci ritroviamo davanti è un antichissimo luogo sacro, un cerchio delimitativo di una zona sacra, senza funzioni difensive ma con scopo di culto e molto probabilmente di osservazione astronomica. Una vera e propria Stonehenge italiana.

Un caso estremamente raro,se non unico,per il nostro Paese. Frutto di una civiltà progredita e con raffinatezza costruttiva, data la regolarità del cerchio, è stato costruito da parecchi uomini facenti parte di una comunità cospicua e con un’economia abbastanza forte da poter permettere loro di allontanarsi per lungo tempo dal lavoro dei campi per dedicarsi alla sua costruzione. Al suo interno, alla luce delle fiaccole, antichi sacerdoti recitavano preghiere e compivano sacrifici per scongiurare la siccità e garantirsi ricchi raccolti,

magari traendo gli auspici per l’anno a venire scrutando le viscere ancora palpitanti della vittime consacrate alle divinità. Al di fuori, invece, una folla trepidante guardava con eccitazione e timore reverenziale la lama di selce che compiendo il gesto sacrificale assicurava la sopravvivenza per il futuro. E i canti della cerimonia, a tratti sommessi, a tratti invece urlati e quasi estatici, scendevano dal pendio della montagna sacra riecheggiando nelle valli.

Una pulizia del sito dai rovi e e dagli arbusti potrebbe poi rivelare la presenza, nei pressi degli ingressi, di traguardi d’orizzonte: ovvero di steli o menhir indicanti la posizione del sole durante le stagioni, informazioni di vitale importanza per popolazioni agricole che necessitavano di conoscere i momenti più adatti per la semina.

Ma l’intera collina potrebbe riservare sorprese. Vista la presenza di un luogo sacro, non è da escludere la presenza di una necropoli nelle vicinanze, ipotesi avvalorata anche da testimonianze di ritrovamenti di antichi resti umani a non grande distanza. Per il dottor Pozzi è quindi necessario indagare la zona e cominciare saggi di scavo che porterebbero molto probabilmente a molte scoperte.

La notizia è diffusa, persino il quotidiano nazionale “Il Giorno” vi ha dedicato ampio spazio e molti occhi cominciano di nuovo a scrutare con rinnovata attenzione una località di straordinario valore archeologico e naturalistico. È quindi nostra soddisfazione e motivo di orgoglio aver avuto l’opportunità di gettare nuova e doverosa luce sull’antico Sercol di Nuvolera, e in attesa di scavi specialistici, di aver contribuito con una piccola tessera alla ricomposizione dell’antica e gloriosa storia bresciana.

I due giovani studiosi e appasionati di storia che hanno portato alla ribalta il Sercol sono i due desenzanesi Armando Bellelli (autore dell’articolo) e Marco Bertagna

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biciclettaio matto

Professione meccanico, da Bossoni a Desenzano. Ma anche lui, il rivoltellese Mauro Bresciani, aspetta il giorno non lontano in cui aprirà un´officina tutta sua, in via Castello. Non più automobili: invece di riparare motori e marmitte, si metterà in proprio ad elaborare biciclette «d´artista».

Elaborare: fare in pratica il «tuning» delle bici. Non solo ripararle ma customizzarle, trasformare vecchi telai in opere d´arte su due ruote. Era il suo hobby, diventerà la sua azienda. Tanti già lo conoscono come il «Biciclettaio matto» e pedalano sulle sue straordinarie creazioni. Classe 1979 e meccanico da sempre, non ha mai rinunciato alla sua sfrenata creatività, progettando anche tavoli e lampade, ma più di tutto biciclette. Colorate e «truccate» quasi un «Pimp my ride» in scala ridotta: ce n´è pure una tutta verde, ricoperta di erba sintetica.

«Prendo vecchie biciclette, anche su commissione, meglio se di marca: le Bianchi, le Colnago, non quelle cinesi perchè voglio lavorare su materiali di qualità. Le rimetto a nuovo e ci costruisco la mia opera d´arte». Alla faccia della crisi, questo sì che è reinventare. E reinventarsi.

Padenghe: assegnato al Comune un appartamento confiscato alla criminalità organizzata

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La lotta alla criminalità organizzata è difficile, rischiosa e impegnativa, ma vitale. Se non si rende impermeabile il territorio gardesano a chi vuole compiervi affari illeciti o farne la base operativa del malaffare, la serenità ed il futuro della nostra gente sono a rischio. E’ una battaglia che va combattuta insieme, dalle Forze dell’Ordine, dalle Istituzioni e dai Cittadini. Il premio è quello di poter vivere onestamente, senza i condizionamenti e le paure frutto di una presenza criminale che prima si insinua, poi ricatta ed infine colpisce chi si ribella. Ma con la costanza i risultati arrivano e sono pure concreti.

Il 6 agosto 2012 la Prefettura di Brescia ha consegnato all’Amministrazione Comunale di Padenghe un immobile confiscato alla criminalità organizzata.. L’appartamento, ubicato in zona centrale, è in buone condizioni e si compone di cucina, soggiorno, 2 bagni, 3 camere, taverna e garage doppio. L’ANSBC (Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata, con sede a Reggio Calabria, ha disposto il trasferimento del bene al patrimonio indisponibile del Comune di Padenghe sul Garda, per le finalità sociali manifestate dal Comune stesso: Centro Anziani, appartamento di supporto per incontri protetti, Sede di Associazioni, Radio web o altro.

L’Amministrazione Comunale sta predisponendo vari progetti e vagliando alcune proposte, in relazione alle caratteristiche del bene e ad una serie di esigenze specifiche. La decisione verrà comunicata prima possibile. Si tratta comunque di un fatto molto positivo, che infonde contemporaneamente speranza e responsabilità. E’ la dimostrazione che lo Stato può vincere la partita contro il crimine, ma non deve mai abbassare la guardia e soprattutto deve poter contare sul vigile sostegno di tutte le persone perbene.