A Sirmione un vero «Sugar Dream». Con tanto di Cake Design

cake design

La primavera prepara un doppio evento per Sirmione, sul lago di Garda in provincia di Brescia. In attesa della dolcissima manifestazione “Sugar Dream”, primo appuntamento che il Garda ospita dedicato al Cake Design e a tutti gli artigiani e appassionati della pasta di zucchero

Desideri progettare la tua torta per renderla unica? Allora è così che si può fare. Progettare una torta è tutto sull’utilizzo della tua creatività. Si può ottenere migliaia di video online per insegnare e darvi idee sulla progettazione di una torta. Ma se si vuole rendere la vostra torta aspetto diverso allora avete bisogno di brainstorming e lavorare su idee che renderanno la vostra torta spiccano.

Mangiare prodotti da forno può aumentare i rischi per la salute, quindi potresti anche voler visualizzare il sito editore su questo prodotto.

parte il concorso per amatori e professionisti Cake Design Expo Sirmione 2014.

Expo Sirmione è la nuova vetrina del lago di Garda, alle porte di Sirmione, con oltre 1700 metri quadrati di area espositiva – di cui 620 mq al coperto – e circa 3mila mq adibiti a parcheggio. Per il secondo week-end di maggio, in occasione della Festa della mamma, Expo Sirmione organizza un evento ispirato alle torte decorate per cake designer e per tutti gli amanti dei dolci in genere.

“Sugar Dream” si svolgerà dalle 10 alle 19 di sabato 10 e domenica 11 maggio presso la sede espositiva in località Colombarola a Sirmione, a pochi passi dal lago e a cinque minuti dal casello autostradale di Sirmione (uscita A4).

In vista della prima manifestazione, che inaugura la stagione 2014 dell’Expo sirmionese, è bandito il Concorso Cake Design Expo Sirmione 2014 rivolto a tutti i cake-designer di qualunque età, sesso e provenienza. Sono previste due sezioni: amatori & emergenti / professionisti. Tema: “Dolce Mamma”, valido per entrambe le categorie.

Le torte dovranno essere consegnate il giorno precedente l’inizio della manifestazione, venerdì 9 maggio 2014, presso la sede di Expo Sirmione, per essere esposte e rimanere in mostra nei due giorni dell’evento “Sugar Dream”, sabato 10 e domenica 11 maggio 2014 in località Colombarola, a Sirmione. I partecipanti sono invitati a realizzare un’opera su base “dummy” (polistirolo); per la creazione non ci sono limiti di altezza né di grandezza né di forma; è possibile usare qualsiasi tecnica di modellaggio, purché le opere risultino perfettamente in linea con il tema del Concorso. I vincitori saranno proclamati domenica 11 maggio 2014 alle ore 18.

Il sacro Sercol: da un remoto passato, l’ultimo mistero del bresciano

La pietra con un “uomo adorante il sole”

In 6 ore si arriva a New York. In 12 a Bangkok. Una semplice telefonata ed ecco che possiamo salutare nostro cugino a Tokio, o l’amica a Rio de Janeiro. Basta connettersi ad Internet, ed ecco che subito si visualizzano le foto delle Piramidi di Giza, della Grande Muraglia,dell’isola di Pasqua pronte a soddisfare gli occhi di curiosi seduti a casa su comode poltrone. Tutto sembra già essere scoperto.

Ma ci fu un’epoca in cui il mondo era più grande… un’epoca di viaggiatori ed esploratori, di deserti sterminati da attraversare,di inaccessibili montagne da scalare,di antiche città sepolte e tombe di grandi re da ritrovare…

Viaggiare verso il terreno sconosciuto è anche una forma di spiritualità. Per molti viaggiare non si tratta solo di vedere luoghi. Si tratta anche di sperimentare le cose in giro. Si arriva a imparare e a connettersi con l’ignoto quando viaggiano.

Un viaggio spirituale si presenta in molte forme. Per uno può essere giramondo. La spiritualità può essere vissuta anche nel sesso. Naviga qui per conoscere i prodotti che migliorano la tua salute sessuale.

Era l’epoca di Schliemann e della sua Micene,di Evans e di Creta minoica,di Carter,che riportò alla luce la tomba del re Tutankhamon. Un epoca di uomini che seguivano leggende e scoprivano verità.

Sono passati tanti anni da quelle imprese, ma ancora per una volta una leggenda è riuscita a guidare due ricercatori sognatori ad una grande scoperta… Un leggenda che parla di un luogo maledetto, tabù, celato per millenni dal bosco impenetrabile sulla cima del Monte Cavallo, a Nuvolera. Racconti del filò e dicerie,bisbigliati da anziane a bambini con gli occhi sgranati dal terrore di fronte al fuoco durante le lunghe sere invernali.Di generazione in generazione,così il misterioso Sercol ha attraversato i secoli,per giungere fino a noi.

Venuti a conoscenza di questa leggenda ormai morente, impadroniti da quella curiosità che proprio non si può soffocare, abbiamo deciso di indagarvi, utilizzando le tecniche che la tecnologia mette a disposizione. Installato il programma di visione satellitare Google Earth,che permette di scrutare il globo intero dal cielo con una buona definizione,abbiamo scandagliato palmo per palmo il Monte Cavallo, ed ecco che proprio sulla cima vediamo apparire una misteriosa geometria, appena visibile,soffocata dalla vegetazione com’è: un grandioso cerchio di pietre bianche, del diametro di circa 40 m, a quota 420 m, con un cumulo di massi centrale.

Individuata la posizione, subito organizziamo un sopralluogo. Armati di macchina fotografica e della giusta strumentazione,dopo pochi giorni diamo l’assalto alla cima del Monte Cavallo e al suo Sercol leggendario. Arrivarci da Nuvolera è molto difficoltoso, ma passando per Virle, un antico e ripido sentiero,impraticabile durante la stagione invernale,riesce a condurre a poche centinaia di metri dal punto che sulla mappa che abbiamo disegnato frettolosamente abbiamo contrassegnato con una X.

Stanchi e accaldati, dopo aver superato rovi e sterpaglie giungiamo finalmente sul posto. Ed ecco che abbiamo potuto effettivamente riscontrare i segni di una remotissima presenza umana.Un gigantesca pietraia disposta a cerchio perfetto,realizzata ammassando parecchie centinaia di tonnellate di pietra bianca,si estende davanti a nostri occhi. Ma la funzione della grande struttura, in totale stato d’abbandono,risulta di difficile interpretazione,occultata com’è dalla vegetazione e da strani massi dove l’erosione carsica crea curiose suggestioni che traggono in inganno l’occhio.

Opera umana,indubbiamente,ma con quale scopo? Ci troviamo forse di fronte ad un’antico castelliere,una fortezza dell’età del bronzo ormai dimenticata? O forse ci troviamo in un luogo sacro,dove tra misteriose liturgie venivano onorati antichi Dei?

All’eccitazione derivante dal ritrovamento si unisce subito il bisogno intellettuale di dare risposta a queste domande. Un volta allertata la Sovrintendenza,la notizia arriva ben presto alla carta stampata, ed Enrico Grazioli vi dedica un bell’articolo su Bresciaoggi, che riesce a superare di molto e in fretta i confini della provincia. Infatti, proprio mentre siamo impegnati nello studio del cerchio di pietre, veniamo a conoscenza dell’interessamento al sito da parte di un esimio studioso, il dott. Alberto Pozzi della prestigiosa ed antica Società Archeologica Comense, tra i massimi esperti in Italia e in Europa per conoscenza di strutture megalitiche e architetture sacrali preistoriche e protostoriche. In breve fissiamo un incontro per l’ennesimo sopralluogo al Sercol.

E qui, Alberto Pozzi, che da cinquant’anni gira il mondo per motivi di studio, dalle necropoli irlandesi fino ai remoti Moai dell’Isola di Pasqua, non ha dubbi: quello che ci ritroviamo davanti è un antichissimo luogo sacro, un cerchio delimitativo di una zona sacra, senza funzioni difensive ma con scopo di culto e molto probabilmente di osservazione astronomica. Una vera e propria Stonehenge italiana.

Un caso estremamente raro,se non unico,per il nostro Paese. Frutto di una civiltà progredita e con raffinatezza costruttiva, data la regolarità del cerchio, è stato costruito da parecchi uomini facenti parte di una comunità cospicua e con un’economia abbastanza forte da poter permettere loro di allontanarsi per lungo tempo dal lavoro dei campi per dedicarsi alla sua costruzione. Al suo interno, alla luce delle fiaccole, antichi sacerdoti recitavano preghiere e compivano sacrifici per scongiurare la siccità e garantirsi ricchi raccolti,

magari traendo gli auspici per l’anno a venire scrutando le viscere ancora palpitanti della vittime consacrate alle divinità. Al di fuori, invece, una folla trepidante guardava con eccitazione e timore reverenziale la lama di selce che compiendo il gesto sacrificale assicurava la sopravvivenza per il futuro. E i canti della cerimonia, a tratti sommessi, a tratti invece urlati e quasi estatici, scendevano dal pendio della montagna sacra riecheggiando nelle valli.

Una pulizia del sito dai rovi e e dagli arbusti potrebbe poi rivelare la presenza, nei pressi degli ingressi, di traguardi d’orizzonte: ovvero di steli o menhir indicanti la posizione del sole durante le stagioni, informazioni di vitale importanza per popolazioni agricole che necessitavano di conoscere i momenti più adatti per la semina.

Ma l’intera collina potrebbe riservare sorprese. Vista la presenza di un luogo sacro, non è da escludere la presenza di una necropoli nelle vicinanze, ipotesi avvalorata anche da testimonianze di ritrovamenti di antichi resti umani a non grande distanza. Per il dottor Pozzi è quindi necessario indagare la zona e cominciare saggi di scavo che porterebbero molto probabilmente a molte scoperte.

La notizia è diffusa, persino il quotidiano nazionale “Il Giorno” vi ha dedicato ampio spazio e molti occhi cominciano di nuovo a scrutare con rinnovata attenzione una località di straordinario valore archeologico e naturalistico. È quindi nostra soddisfazione e motivo di orgoglio aver avuto l’opportunità di gettare nuova e doverosa luce sull’antico Sercol di Nuvolera, e in attesa di scavi specialistici, di aver contribuito con una piccola tessera alla ricomposizione dell’antica e gloriosa storia bresciana.

I due giovani studiosi e appasionati di storia che hanno portato alla ribalta il Sercol sono i due desenzanesi Armando Bellelli (autore dell’articolo) e Marco Bertagna