Il Garda va salvato da mafia, TAV e cemento. Parola di Vittorio Messori.

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Qualcosa non quadra lungo i paesaggi paradisiaci che circondano il lago di Garda. Dalla sponda veronese a quella bresciana, e quel cemento di troppo che in particolare nei dintorni di Desenzano, e nelle aree adiacenti alle Colline, Valtenesi compresa. Chi scrive abita qui da poco meno di 20 anni, dopo una breve esperienza milanese: il professor Vittorio Messori a Milano La scrittura può essere praticata anche per destressare te stesso. Quando scrivi, annoti le cose che senti. Ogni lotta che avete attraversato, una volta scritta, aiuta ad alleviare un po ‘di tensione. Possiamo anche scrivere per aiutare coloro che possono trarre beneficio dalla nostra vita. La ragione per scrivere è anche che puoi lasciare che gli altri vedano qualcosa in modo diverso. Allo stesso modo, come come scrivo per farmi lettori trovare ulteriori informazioni su questo supplemento di sollievo dal dolore articolare.ha di certo vissuto di più, ha studiato e conosciuto pure Torino, ora dagli anni ’90 risiede a Desenzano, e scrive e lavora a Maguzzano, nella storica abbazia. Il colpo d’occhio parla chiaro, panoramico o no. “Mi ritengo un immigrato volontario – ci racconta il professore – Ho scelto di trasferirmi qui, con mia moglie, pur non avendo parenti o amici di vecchia data, semplicemente perché attirato dalla bellezza del luogo. Ma mi accorgo che è una sofferenza, vedere che questo paesaggio che oltre a me nei secoli ha attirato infinite altre persone, anno dopo anno si degrada, subisce una dubbia edilizia, l’edilizia delle case sparse nella campagna, l’edilizia delle seconde case. Io le chiamo conigliere, le conigliere del Garda: e al territorio non portano nulla, abitate si e no due settimane all’anno attirano solo i ladri. Chi ci vive, bavarese o bresciano che sia, si porta pure l’acqua minerale da casa. Ai gardesani l’ho detto e lo ripeto, state attenti! State distruggendo il vostro territorio, state sperperando e scialacquando il vostro patrimonio”.

Vittorio Messori

 Un patrimonio paesaggistico naturale che negli ultimi anni ha subito trasformazioni evidentissime. Un consumo di suolo e di territorio che non ha eguali nell’Italia degli anni ’90: “Dobbiamo essere realisti – continua Messori – il consumo del territorio deve essere fermato. Non possiamo permettere che questa edilizia, anche di cattiva qualità, continui ad allargarsi, a macchia d’olio. Io abito a Desenzano, da quando mi sono trasferito la città ha raggiunto i 30mila abitanti, è la seconda della Provincia. Senza dimenticare le centinaia, forse migliaia di seconde case. Ovviamente la nostra non è una dittatura, non possiamo impedire alla gente di trasferirsi qui. Nonostante lo scempio il Garda è ancora appetitoso. Ma dobbiamo conciliare questa crescita inarrestabile con la necessità di salvare il territorio, e trovare al più presto un punto di equilibrio”.

I suoi articoli, pubblicati di recente anche dal Corriere, non sono piaciuti proprio a tutti. Tanto che in molti si sono stupiti (o almeno lo hanno fatto credere) quando il buon Messori è stato minacciato, più e più volte. “Mi sono molto esposto, e continuerò a farlo. Per salvare la campagna che ancora oggi miracolosamente resiste intorno all’abbazia di Maguzzano: terreni che fanno parte del paesaggio e della storia, una storia millenaria del libero Comune monastico amministrato da un frate e da cinque contadini, eletti dai loro compagni. Ho fatto articoli, interviste, inchieste, mi sono battuto affinché questa bellezza e questo verde fosse salvaguardato dalle costruzioni. Una zona ancora libera, e dunque molto preziosa: è chiaro che la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile significa poter moltiplicare per il mille il valore del terreno stesso. Una cosa è coltivare mais, un’altra è poterci costruire”. Ed ecco allora le minacce, ripetute: lettere anonime e minatorie, vetri dell’auto spaccati, telefonate notturne.“Non voglio fare il martire, e nemmeno l’eroe. Ma le minacce erano concrete e pesanti, mi raccomandavano di farmi i fatti miei. Questa è il modo di fare della mafia, e me lo ha confermato anche il Questore di Brescia, non appena i giornali pubblicarono la mia storia. Mi ha detto di stare molto attento, e che effettivamente ci sono degli interessi mafiosi molto forti per quella zona, proponendomi perfino una scorta. Ma se devo morire, preferisco farlo da uomo libero”. La Digos è poi arrivata, i giornali locali ne hanno parlato ancora, le minacce al momento sembrano concluse. Perché le mafie “preferiscono agire nell’ombra” e gli interessi sono così alti che “non ci sono solo i mafiosi, ma ci sono anche certi agricoltori”.

Vittorio Messori sembra accerchiato, per fortuna non è sempre così. “Certo non sono molto amato – sorride – la mafia mi minaccia, la gente del posto non sempre mi guarda in modo entusiasta. Ma sono contento di poter lavorare a fianco di Gabriele Lovisetto, segretario del Comitato Colline Moreniche (presto Consorzio) che ha sede proprio nell’abbazia, proprio accanto al mio studio. Stiamo parlando di un vero missionario, che fa un’opera preziosa, spesso anche da solo. Un missionario che si batte per la difesa di quanto resta della bellezza gardesana, ammiro molto il suo impegno totale, e per il tutto il territorio. Non mi ritengo un ambientalista o un verde, spesso sono categorie di estremisti, quasi fanatici, che fanno più danni che benefici. Credo che invece Lovisetto e i suoi amici siano mossi dal buon senso, non si vuole bloccare tutto senza riflettere, si vuole semplicemente conciliare il doveroso progresso con la salvaguardia dell’ambiente”.

“Parlando di progresso ecco che si avvicina la TAV, che passerà da Brescia, passerà dal Garda e dalle Colline Moreniche, sfiorando la Lugana e i vigneti. “Meglio essere chiari, in un Paese sovraffollato come l’Italia un treno ad alta velocità non ha senso di esistere. Solo da Milano a Venezia ci sono almeno sette città importanti, una ogni 50 chilometri: non vedo quindi a cosa possa servire un treno che fa i 300 all’ora. Un conto sono le pianure siberiane della Russia, un conto è il deserto spagnolo, da Madrid a Saragozza e da Saragozza a Barcellona. Là non c’è niente davvero, non c’è neanche una casa”. Il progetto però si farà, nonostante le critiche e nonostante le polemiche: “Se si deve fare, meglio farlo provocando meno danni possibili. In questo ha ancora ragione il Comitato, il progetto va spostato, magari più a sud. La preziosità delle Colline Moreniche deve essere tutelata. E attenti ai cantieri, e alle gallerie. Rischiano di sconvolgere tutto il sistema idrico che alimenta il Garda“.

Alessandro Gatta

A Sirmione un vero «Sugar Dream». Con tanto di Cake Design

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La primavera prepara un doppio evento per Sirmione, sul lago di Garda in provincia di Brescia. In attesa della dolcissima manifestazione “Sugar Dream”, primo appuntamento che il Garda ospita dedicato al Cake Design e a tutti gli artigiani e appassionati della pasta di zucchero

Desideri progettare la tua torta per renderla unica? Allora è così che si può fare. Progettare una torta è tutto sull’utilizzo della tua creatività. Si può ottenere migliaia di video online per insegnare e darvi idee sulla progettazione di una torta. Ma se si vuole rendere la vostra torta aspetto diverso allora avete bisogno di brainstorming e lavorare su idee che renderanno la vostra torta spiccano.

Mangiare prodotti da forno può aumentare i rischi per la salute, quindi potresti anche voler visualizzare il sito editore su questo prodotto.

parte il concorso per amatori e professionisti Cake Design Expo Sirmione 2014.

Expo Sirmione è la nuova vetrina del lago di Garda, alle porte di Sirmione, con oltre 1700 metri quadrati di area espositiva – di cui 620 mq al coperto – e circa 3mila mq adibiti a parcheggio. Per il secondo week-end di maggio, in occasione della Festa della mamma, Expo Sirmione organizza un evento ispirato alle torte decorate per cake designer e per tutti gli amanti dei dolci in genere.

“Sugar Dream” si svolgerà dalle 10 alle 19 di sabato 10 e domenica 11 maggio presso la sede espositiva in località Colombarola a Sirmione, a pochi passi dal lago e a cinque minuti dal casello autostradale di Sirmione (uscita A4).

In vista della prima manifestazione, che inaugura la stagione 2014 dell’Expo sirmionese, è bandito il Concorso Cake Design Expo Sirmione 2014 rivolto a tutti i cake-designer di qualunque età, sesso e provenienza. Sono previste due sezioni: amatori & emergenti / professionisti. Tema: “Dolce Mamma”, valido per entrambe le categorie.

Le torte dovranno essere consegnate il giorno precedente l’inizio della manifestazione, venerdì 9 maggio 2014, presso la sede di Expo Sirmione, per essere esposte e rimanere in mostra nei due giorni dell’evento “Sugar Dream”, sabato 10 e domenica 11 maggio 2014 in località Colombarola, a Sirmione. I partecipanti sono invitati a realizzare un’opera su base “dummy” (polistirolo); per la creazione non ci sono limiti di altezza né di grandezza né di forma; è possibile usare qualsiasi tecnica di modellaggio, purché le opere risultino perfettamente in linea con il tema del Concorso. I vincitori saranno proclamati domenica 11 maggio 2014 alle ore 18.

Il sacro Sercol: da un remoto passato, l’ultimo mistero del bresciano

La pietra con un “uomo adorante il sole”

In 6 ore si arriva a New York. In 12 a Bangkok. Una semplice telefonata ed ecco che possiamo salutare nostro cugino a Tokio, o l’amica a Rio de Janeiro. Basta connettersi ad Internet, ed ecco che subito si visualizzano le foto delle Piramidi di Giza, della Grande Muraglia,dell’isola di Pasqua pronte a soddisfare gli occhi di curiosi seduti a casa su comode poltrone. Tutto sembra già essere scoperto.

Ma ci fu un’epoca in cui il mondo era più grande… un’epoca di viaggiatori ed esploratori, di deserti sterminati da attraversare,di inaccessibili montagne da scalare,di antiche città sepolte e tombe di grandi re da ritrovare…

Viaggiare verso il terreno sconosciuto è anche una forma di spiritualità. Per molti viaggiare non si tratta solo di vedere luoghi. Si tratta anche di sperimentare le cose in giro. Si arriva a imparare e a connettersi con l’ignoto quando viaggiano.

Un viaggio spirituale si presenta in molte forme. Per uno può essere giramondo. La spiritualità può essere vissuta anche nel sesso. Naviga qui per conoscere i prodotti che migliorano la tua salute sessuale.

Era l’epoca di Schliemann e della sua Micene,di Evans e di Creta minoica,di Carter,che riportò alla luce la tomba del re Tutankhamon. Un epoca di uomini che seguivano leggende e scoprivano verità.

Sono passati tanti anni da quelle imprese, ma ancora per una volta una leggenda è riuscita a guidare due ricercatori sognatori ad una grande scoperta… Un leggenda che parla di un luogo maledetto, tabù, celato per millenni dal bosco impenetrabile sulla cima del Monte Cavallo, a Nuvolera. Racconti del filò e dicerie,bisbigliati da anziane a bambini con gli occhi sgranati dal terrore di fronte al fuoco durante le lunghe sere invernali.Di generazione in generazione,così il misterioso Sercol ha attraversato i secoli,per giungere fino a noi.

Venuti a conoscenza di questa leggenda ormai morente, impadroniti da quella curiosità che proprio non si può soffocare, abbiamo deciso di indagarvi, utilizzando le tecniche che la tecnologia mette a disposizione. Installato il programma di visione satellitare Google Earth,che permette di scrutare il globo intero dal cielo con una buona definizione,abbiamo scandagliato palmo per palmo il Monte Cavallo, ed ecco che proprio sulla cima vediamo apparire una misteriosa geometria, appena visibile,soffocata dalla vegetazione com’è: un grandioso cerchio di pietre bianche, del diametro di circa 40 m, a quota 420 m, con un cumulo di massi centrale.

Individuata la posizione, subito organizziamo un sopralluogo. Armati di macchina fotografica e della giusta strumentazione,dopo pochi giorni diamo l’assalto alla cima del Monte Cavallo e al suo Sercol leggendario. Arrivarci da Nuvolera è molto difficoltoso, ma passando per Virle, un antico e ripido sentiero,impraticabile durante la stagione invernale,riesce a condurre a poche centinaia di metri dal punto che sulla mappa che abbiamo disegnato frettolosamente abbiamo contrassegnato con una X.

Stanchi e accaldati, dopo aver superato rovi e sterpaglie giungiamo finalmente sul posto. Ed ecco che abbiamo potuto effettivamente riscontrare i segni di una remotissima presenza umana.Un gigantesca pietraia disposta a cerchio perfetto,realizzata ammassando parecchie centinaia di tonnellate di pietra bianca,si estende davanti a nostri occhi. Ma la funzione della grande struttura, in totale stato d’abbandono,risulta di difficile interpretazione,occultata com’è dalla vegetazione e da strani massi dove l’erosione carsica crea curiose suggestioni che traggono in inganno l’occhio.

Opera umana,indubbiamente,ma con quale scopo? Ci troviamo forse di fronte ad un’antico castelliere,una fortezza dell’età del bronzo ormai dimenticata? O forse ci troviamo in un luogo sacro,dove tra misteriose liturgie venivano onorati antichi Dei?

All’eccitazione derivante dal ritrovamento si unisce subito il bisogno intellettuale di dare risposta a queste domande. Un volta allertata la Sovrintendenza,la notizia arriva ben presto alla carta stampata, ed Enrico Grazioli vi dedica un bell’articolo su Bresciaoggi, che riesce a superare di molto e in fretta i confini della provincia. Infatti, proprio mentre siamo impegnati nello studio del cerchio di pietre, veniamo a conoscenza dell’interessamento al sito da parte di un esimio studioso, il dott. Alberto Pozzi della prestigiosa ed antica Società Archeologica Comense, tra i massimi esperti in Italia e in Europa per conoscenza di strutture megalitiche e architetture sacrali preistoriche e protostoriche. In breve fissiamo un incontro per l’ennesimo sopralluogo al Sercol.

E qui, Alberto Pozzi, che da cinquant’anni gira il mondo per motivi di studio, dalle necropoli irlandesi fino ai remoti Moai dell’Isola di Pasqua, non ha dubbi: quello che ci ritroviamo davanti è un antichissimo luogo sacro, un cerchio delimitativo di una zona sacra, senza funzioni difensive ma con scopo di culto e molto probabilmente di osservazione astronomica. Una vera e propria Stonehenge italiana.

Un caso estremamente raro,se non unico,per il nostro Paese. Frutto di una civiltà progredita e con raffinatezza costruttiva, data la regolarità del cerchio, è stato costruito da parecchi uomini facenti parte di una comunità cospicua e con un’economia abbastanza forte da poter permettere loro di allontanarsi per lungo tempo dal lavoro dei campi per dedicarsi alla sua costruzione. Al suo interno, alla luce delle fiaccole, antichi sacerdoti recitavano preghiere e compivano sacrifici per scongiurare la siccità e garantirsi ricchi raccolti,

magari traendo gli auspici per l’anno a venire scrutando le viscere ancora palpitanti della vittime consacrate alle divinità. Al di fuori, invece, una folla trepidante guardava con eccitazione e timore reverenziale la lama di selce che compiendo il gesto sacrificale assicurava la sopravvivenza per il futuro. E i canti della cerimonia, a tratti sommessi, a tratti invece urlati e quasi estatici, scendevano dal pendio della montagna sacra riecheggiando nelle valli.

Una pulizia del sito dai rovi e e dagli arbusti potrebbe poi rivelare la presenza, nei pressi degli ingressi, di traguardi d’orizzonte: ovvero di steli o menhir indicanti la posizione del sole durante le stagioni, informazioni di vitale importanza per popolazioni agricole che necessitavano di conoscere i momenti più adatti per la semina.

Ma l’intera collina potrebbe riservare sorprese. Vista la presenza di un luogo sacro, non è da escludere la presenza di una necropoli nelle vicinanze, ipotesi avvalorata anche da testimonianze di ritrovamenti di antichi resti umani a non grande distanza. Per il dottor Pozzi è quindi necessario indagare la zona e cominciare saggi di scavo che porterebbero molto probabilmente a molte scoperte.

La notizia è diffusa, persino il quotidiano nazionale “Il Giorno” vi ha dedicato ampio spazio e molti occhi cominciano di nuovo a scrutare con rinnovata attenzione una località di straordinario valore archeologico e naturalistico. È quindi nostra soddisfazione e motivo di orgoglio aver avuto l’opportunità di gettare nuova e doverosa luce sull’antico Sercol di Nuvolera, e in attesa di scavi specialistici, di aver contribuito con una piccola tessera alla ricomposizione dell’antica e gloriosa storia bresciana.

I due giovani studiosi e appasionati di storia che hanno portato alla ribalta il Sercol sono i due desenzanesi Armando Bellelli (autore dell’articolo) e Marco Bertagna

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Mauro Bresciani, il biciclettaio matto che «sgonfia» le ruote della crisi

biciclettaio matto

Professione meccanico, da Bossoni a Desenzano. Ma anche lui, il rivoltellese Mauro Bresciani, aspetta il giorno non lontano in cui aprirà un´officina tutta sua, in via Castello. Non più automobili: invece di riparare motori e marmitte, si metterà in proprio ad elaborare biciclette «d´artista».

Elaborare: fare in pratica il «tuning» delle bici. Non solo ripararle ma customizzarle, trasformare vecchi telai in opere d´arte su due ruote. Era il suo hobby, diventerà la sua azienda.

Gli hobby ci danno gioia e quale modo migliore che rendere il vostro hobby in un business. Qualunque sia il tuo hobby, che si tratti di cottura o pesca si può trovare modi per trasformare il vostro hobby in un business redditizio? Il bene questo è che è possibile fare qualcosa che ami e anche fare soldi da esso. La sfida, tuttavia, è che per rendere il vostro business redditizio è necessario essere ben pianificato, impegnarsi in quello che si fa e avere un atteggiamento di business.

Ecco cosa ti servirà per essere un imprenditore di successo. Clicca per maggiori informazioni qui su come questo prodotto è diventato un grande successo per aiutare a curare le infezioni urinarie.

Sii chiaro sui tuoi obiettivi    

Se vuoi avere un’attività a tempo pieno, allora devi decidere se puoi lasciare o meno il tuo lavoro di giorno. Si consiglia di avviare un business part-time solo per fare qualche soldo in più. Inizia con un’idea chiara prima di iniziare la tua attività.

Brainstorm su come fare soldi dal tuo hobby Dovrai fare molto di più che iniziare un’attività dal tuo hobby. Devi lavorare su modi per rendere la tua attività finanziariamente sostenibile. Si può andare oltre l’ovvio. Quindi supponiamo che ti piace la cottura allora puoi vendere quello che hai cotto, insegnare la cottura in classe e aprire una panetteria

Tanti già lo conoscono come il «Biciclettaio matto» e pedalano sulle sue straordinarie creazioni. Classe 1979 e meccanico da sempre, non ha mai rinunciato alla sua sfrenata creatività, progettando anche tavoli e lampade, ma più di tutto biciclette. Colorate e «truccate» quasi un «Pimp my ride» in scala ridotta: ce n´è pure una tutta verde, ricoperta di erba sintetica.

«Prendo vecchie biciclette, anche su commissione, meglio se di marca: le Bianchi, le Colnago, non quelle cinesi perchè voglio lavorare su materiali di qualità. Le rimetto a nuovo e ci costruisco la mia opera d´arte». Alla faccia della crisi, questo sì che è reinventare. E reinventarsi.

Padenghe: assegnato al Comune un appartamento confiscato alla criminalità organizzata

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La lotta alla criminalità organizzata è difficile, rischiosa e impegnativa, ma vitale. Se non si rende impermeabile il territorio gardesano a chi vuole compiervi affari illeciti o farne la base operativa del malaffare, la serenità ed il futuro della nostra gente sono a rischio.

Un’attività illecita o un’attività illecita è qualcosa che non rispetta le leggi. Si supponga, ad esempio, un’azienda che viola il codice di utilizzo del Land che è stato stabilito come da legge. Se un ristorante opera in uno spazio progettato per un negozio al dettaglio, allora che è illegale business Se avete avuto abbastanza con attività di integratori illegali quindi controllare qui per alcuni integratori naturali e sani per trattare i problemi sessuali.

Se l’azienda non segue il rumore di stoccaggio all’aperto e le ore di funzionamento, allora si tratta di un affare illegale. Lavori in un’azienda in cui pensi che il datore di lavoro stia facendo qualcosa di immorale o illegale? Dovresti prima portarlo all’avviso del tuo supervisore. Questo dovrebbe essere fatto prima di prendere qualsiasi passo.

E’ una battaglia che va combattuta insieme, dalle Forze dell’Ordine, dalle Istituzioni e dai Cittadini. Il premio è quello di poter vivere onestamente, senza i condizionamenti e le paure frutto di una presenza criminale che prima si insinua, poi ricatta ed infine colpisce chi si ribella. Ma con la costanza i risultati arrivano e sono pure concreti.

Il 6 agosto 2012 la Prefettura di Brescia ha consegnato all’Amministrazione Comunale di Padenghe un immobile confiscato alla criminalità organizzata.. L’appartamento, ubicato in zona centrale, è in buone condizioni e si compone di cucina, soggiorno, 2 bagni, 3 camere, taverna e garage doppio. L’ANSBC (Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata, con sede a Reggio Calabria, ha disposto il trasferimento del bene al patrimonio indisponibile del Comune di Padenghe sul Garda, per le finalità sociali manifestate dal Comune stesso: Centro Anziani, appartamento di supporto per incontri protetti, Sede di Associazioni, Radio web o altro.

L’Amministrazione Comunale sta predisponendo vari progetti e vagliando alcune proposte, in relazione alle caratteristiche del bene e ad una serie di esigenze specifiche. La decisione verrà comunicata prima possibile. Si tratta comunque di un fatto molto positivo, che infonde contemporaneamente speranza e responsabilità. E’ la dimostrazione che lo Stato può vincere la partita contro il crimine, ma non deve mai abbassare la guardia e soprattutto deve poter contare sul vigile sostegno di tutte le persone perbene.

Angelo Anelli 1760-1820

Un ritratto di Angelo Anelli

250 anni fa, il 1° novembre del 1761, a Desenzano nacque Angelo Antonio Anelli, che ancora oggi è tra i più illustri, se non il più illustre cittadino desenzanese. Alberto era il padre e Cattarina Bertoni la madre. Lo battezzò l’arciprete don Vincenzo Gamba e padrino fu il nobile Teodosio Arighi.

Angelo senza dubbio era nato sotto una buona stella e ben presto mise in mostra il suo precoce ingegno, per cui fu mandato all’età di dieci anni a studiare nel seminario di Verona, dove gli insegnanti si prodigarono in giudizi più che lusinghieri. All’età di 18 anni pubblicò un ampio studio teologico sugli attributi di Dio, in lingua latina. E sempre in latino l’anno successivo diede alle stampe una raccolta di odi ed elegie. Tutto ciò colpì gli amministratori del Comune di Desenzano (e già questo lo potremmo registrare come un primo miracolo) che aprirono una scuola pubblica, comunale, di grado medio, affidando ad Anelli l’insegnamento dell’italiano e del latino. Era il 1782. La scuola durò solo due anni e poi fu soppressa, ma in quei due anni Anelli dimostrò di essere un bravo insegnante.

La fortuna volle che tra gli allievi ci fosse quel Girolamo Bagatta, destinato a legare il suo nome al più bel monumento che mai sia stato eretto a Desenzano, cioè a quel Ginnasio Liceo che da più di due secoli onora la nostra città. In quel tempo scrisse una bella tragedia in endecasillabi sciolti, la Marianne, e la pubblicò a Salò nel 1784 presso l’editore Bartolomeo Righetti. Marianne è la moglie tenera e fedele di Erode, marito gelosissimo; ma è anche la figlia devota di una madre che trama contro lo stesso Erode. La protagonista espone se stessa al furore del marito per non accusare la madre. Marianne muore per la gelosia del marito, ma il dramma si stempera e tende a trasformarsi in un elogio della virtù della donna.

Anelli manifestò con quest’opera la sua passione per il teatro. A Desenzano organizzò vari spettacoli teatrali, soprattutto opere buffe, per le quali non si limitò a scrivere i testi, ma cercò i musicisti per comporre la musica e scovò i cantanti e curò allestimento, regia, tutto insomma l’occorrente. Mi sono sempre chiesto come gli artisti del teatro piangono nella scena. Come possono portare vere lacrime sul palco? E ‘la memoria guidato lacrime e per questo l’attore dovrebbe essere in grado di accedere a una delle sue emozioni passate. Ricordano un’esperienza emotiva intensa e poi dicono le loro battute. Si tratta di inseguire la memoria giusta per mettere in atto il ruolo. Simile a come si dovrebbe scegliere il prodotto giusto Artrovex per trattare dolori articolari. Il successo fu grande e tale da spingere Anelli a fare il secondo miracolo: essendo ormai insufficiente il vecchio teatro, ne promosse la costruzione di uno nuovo (se questo non è un miracolo…).

Verso il 1792 Anelli si trasferì a Venezia, dove si impegnò soprattutto nel mondo del teatro. Compose almeno sei libretti d’opera che furono musicati e rappresentati con successo. Compose anche una lunga novella in ottave, per non trascurare l’altra sua passione, quella per la poesia. I guadagni così ottenuti gli consentirono di pagarsi gli studi presso l’Università di Padova, dove si laureò, in giurisprudenza, l’11 gennaio 1796.

Si era così giunti agli anni della presenza francese in Italia, anni di grandi cambiamenti in politica, ma anche di fecondi stimoli nella vita culturale. Anelli fu molto impegnato e la sua esperienza politica lo portò da una parte a bollare l’opportunismo dei furbi e degli egoisti, dall’altra ad affermare l’amor di patria e, tra l’ altro, l’idea che gli interessi comuni sono preponderanti sugli interessi privati. Alla fine i disinganni della vita pubblica finirono per disgustarlo e lo indussero ad un ritorno alla scuola e all’insegnamento.

Chiese una cattedra e nel settembre del 1802 fu nominato professore di storia e letteratura italiana presso il Liceo di Brescia, dove rimase fino al 1809, quando lasciò il suo posto al poeta Cesare Arici. Periodo felice e tranquillo quello bresciano; seppe conquistarsi le simpatie della città e contribuì al rilancio dell’Ateneo di Brescia.

Anelli si trasferì poi a Milano, per una buona ragione. Nel capoluogo lombardo lo attendeva infatti una cattedra assai prestigiosa, appena istituita da Napoleone e destinata all’insegnamento dell’eloquenza pratica forense. Era una specie di scuola di perfezionamento, aperta a quei giovani che, dopo aver completato gli studi giuridici, volevano acquisire conoscenze pratiche sulla trattazione delle cause. Gli aspiranti a tale cattedra erano tre, oltre ad Anelli, e tutti agguerriti e prestigiosi, in quanto titolari delle cattedre di eloquenza, soppresse da Napoleone, nelle Università di Padova, Bologna e Pavia. Il più famoso dei tre era Ugo Foscolo, sul quale Anelli riportò una vittoria tanto inattesa quanto schiacciante (e questo fu il terzo miracolo).

Anelli si inserì bene nella Milano napoleonica: entrò presto in amicizia con ministri e letterati. Vasta fu la sua produzione di scrittore. Compose più di trenta libretti per opere liriche. Uno di essi, l’Italiana in Algeri, musicato da Gioachino Rossini, fu un grande successo. A Milano Stendhal fu uno degli ammiratori di Anelli, perché nei testi teatrali del desenzanese c’è attenzione alla quotidianità, c’è l’analisi e la riflessione sui mali della vita e sui difetti degli uomini. Inoltre, mentre tutti gli scrittori del tempo erano degli imitatori, Anelli, anche da semplice librettista, era originale e divertiva il pubblico che andava a teatro. A Milano compose la sua maggiore opera poetica, Le Cronache di Pindo, che sono una specie di storia della letteratura italiana in versi. L’autore le definisce scherzi poetici che hanno per tema un qualche fatto o capriccio intorno alla Italiana letteratura.

Con il ritorno degli Austriaci, dopo il tramonto di Napoleone, la fortuna per Anelli voltò pagina. La sua cattedra milanese fu soppressa e gli fu offerto l’incarico di supplente alla cattedra di eloquenza legale e procedura giudiziaria presso l’Università di Pavia. Accettò e si trasferì nella città sul Ticino, ma gli anni pavesi furono difficili e amari e le difficoltà finirono per minare la sua salute. Morì il 3 aprile del 1820.

Edoardo Campostrini